iametralmente
opposta a San Rufino, è la chiesa di San Pietro, uno splendido
edificio a tre navate con presbiterio rialzato. Sulla autorevole
facciata, suddivisa da paraste e da cornici orizzontali, e che
si ispira al romanico delle chiese spoletine, subito sotto la
cornice marcapiano si leggono alcuni versi leonini, che attestano
come l’opera sia stata eseguita nel 1268, al tempo dell’abate
Rustico. L’iscrizione è però riferita alla
zona superiore, poiché quella inferiore è più
antica, e può riferirsi al sec. XII. L’origine della
chiesa è però precedente di almeno un secolo. Se
ne ha notizia certa sin dal 1029.
Abitato inizialmente da monaci cluniacensi, verso la metà
del sec. XIII il monastero passò ai monaci bianchi (cistercensi),
quindi, dal sec. XVII, ai monaci neri (cassinesi).
La chiesa, simbolo del potere monastico assisiate, fu, insieme
al monastero, rasa al suolo dagli Assisani nel 1399, perché
ricettacolo di ex-banditi.
Nella metà del ‘200 la chiesa fu totalmente ristrutturata,
dopodiché venne consacrata, nel 1253, da papa Innocenzo
IV.
Ai tempi di San Francesco era situata “fuori le mura urbiche”.
Splendida è la facciata (1268) animata da tre ariosi rosoni
e da due file di archetti pensili, ripresi dall’esterno
dell’abside, e ricorrenti per tutta la lunghezza del coronamento
e nella fascia che divide il bel portale dai rosoni.
L’interno, pressoché spoglio, ha forma basilicale
a tre navate e due piani, quello destinato ai fedeli e l’altro,
corrispondente al presbiterio, rialzato di cinque gradini. Pareti
e pilastri si presentano nudi, a cortina di pietra bianca, secondo
il costume dell’architettura cistercense. Sopra il presbiterio
s’innalza la cupola dalla inusuale forma a imbuto ovoidale,
che ricorda le costruzioni arabo-normanne. Ampi fori circolari,
irregolarmente disseminati, occhieggiano nella calotta.
La volta della navata centrale vede una copertura sostenuta da
otto archi ogivi, a mattoni, che originano dalle pareti, costituendo
un elegante contrasto con le arcate sottostanti, in cui il tutto
sesto si alterna con svariati ogivi. Residui di decorazione geometrica
si osservano sui detti archi.
Nell’altare maggiore, del tutto rinnovato, a due mense e
griglie ai quattro lati, si conserva, chiuso nella vecchia urna
di marmo, il corpo di San Vittorino, secondo vescovo di Assisi
(fine sec. III). Nella cappella a sinistra del presbiterio si
ammira il notissimo Trittico di Matteo da Gualdo (1468).
Notevoli sono tre affreschi, di scuola senese, purtroppo mutili,
conservati nella cappella gotica e raffiguranti: l’Annunciazione,
la Vergine col Bambino in trono, e San Vittorino. Da ammirare
quattro tombe gotiche site ai lati del presbiterio e altre due
presso la porta centrale.
A destra del presbiterio si può scendere in un sotterraneo,
nel quale è una cripta con volta a botte, che risale alla
prima costruzione del tempio.
In fondo alla chiesa, a destra, dove si conservava il vecchio
sarcofago di San Vittorino trasferito nell’altare maggiore,
si venera il corpo del Ven. Antonio Pennacchi (sec. XVIII), prete
secolare, già cappellano della chiesa.
All’esterno si osservi il bel campanile romanico e, soprattutto,
l’abside (sec. XI), che mostra ancora le eleganti linee
costruttive ed ornamentali del tempo.
Rapporti tra l’Abbazia di San Pietro e San Francesco
d’Assisi
Secondo qualche scrittore, questa sarebbe stata l’ultima
delle tre chiese - San Damiano, Porziuncola e San Pietro –
restaurate da Francesco intorno al 1206-1208. L’opinione
non è assolutamente sostenibile: primo, perché
non è spiegabile come mai un abbazia ricca di beni, quale
già era quella di San Pietro, avesse avuto bisogno dell’aiuto
di Francesco per restaurare la propria chiesa; secondo perché
non conforme ai testi, i quali, narrando il fatto, sostengono
che la chiesa di San Pietro era da Assisi più lontana
che San Damiano e la Porziuncola (cf. 1 Cel., n. 354; Leg. maior,
cap. II, n. 7). Il Fortini identifica la chiesa di San Pietro
restaurata da Francesco, nella località a valle, chiamata
San Petrignano o anche San Pietro della Spina.
di Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it
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